Panpsichismo e Telepatia

pansichismo e telepatia

di Catia Cecchini

La scienza radiestesica, che ci permette, attraverso uno strumento, di comunicare, creando un collegamento fra noi e il nostro subconscio e di conseguenza con tutto il cosmo, tutto questo è possibile perché, come sostiene Pitagora e Gerolamo Cardano, l’universo con tutto ciò che contiene è una creazione panpsichica.

Il termine panpsichismo deriva dal greco Pan-Tutto, e Psichè-Anima, cioè tutto è animato, vivo.

Quindi grazie a questa proprietà psichica l’uomo, dotato di una psichè (anima), può mettersi in relazione con tutto l’universo, può entrare in contatto telepatico con tutto.

Abbiamo accennato al fatto che la nostra psiche si comporta come una stazione trasmittente e ricevente, ma per poter trasmettere e ricevere un messaggio telepatico è necessario il vuoto.

Non è difficile comprendere il perché se ci immaginiamo la nostra mente come una vera e propria radio. Se ad esempio vogliamo ricevere un certo canale, un programma che si trova su una determinata lunghezza d’onda, una volta sintonizzati, non sposteremo più la manopola della sintonia, fino a quando non vorremmo cambiare programma; invece la nostra mente, retta dall’associazione dei pensieri, tende a fluttuare continuamente ed è come se girassimo di continuo la manopola della sintonia, con l’impossibilità o almeno la notevole difficoltà a ricevere il programma che ci interessa.

Ecco che si evidenzia la necessità di imparare a tenere ferma la nostra mente, concentrata in un solo punto, sintonizzata per così dire su quello che ci interessa.

Questo non è soltanto utile per degli esperimenti di telepatia ma migliora le nostre capacità mentali in tutti i settori di applicazione, ecco perché archeosofica propone dei corsi di formazione per lo sviluppo delle facoltà della mente ed anche nei corsi come quello di meditazione dove si impara ad avere il controllo della nostra mente con esercizi e tecniche collaudate; è uno sforzo, sicuramente, ma da i sui frutti e le sue soddisfazioni.

Infatti Tommaso Palamidessi nel quaderno della radiestesia scrive che “l’esercizio della radiestesia richiede una severa sorveglianza su noi stessi”, proprio per imparare a comprendere e controllare le azioni volontarie e involontarie della nostra psiche.

Operando invece volontariamente in questa direzione si impara a ricevere e comprendere i messaggi che il nostro subconscio ci invia, è una esperienza interessante, dove ad esempio ci si accorge che c’è questo scambio ma la nostra mente deve imparare a fidarsi dei messaggi che gli invia una parte di se che non conosceva ed inizia come una battaglia per liberarsi dai pregiudizi di cui siamo sostanzialmente fatti.

La sperimentazione, come si capisce, non è quindi ristretta ad una semplice esperienza temporanea ma si può estendere molto.

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