Rabdomanzia

La Rabdomanzia attraverso i Secoli

Uno dei più famosi rabdomanti fu MOSE’ e il fatto è narrato dalla Bibbia con queste parole:

“Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo e va, ecco Io starò davanti a te sulla Roccia, sull’Oreb, tu batterai sulla Roccia, ne uscirà acqua e il popolo berrà”. (Es. 17-5).

Dalla Cina all’Egitto, dagli Etruschi, che chiamavano la bacchetta “LITUO”, fino ai Romani che ne adottarono il nome, e quindi ai giorni nostri, questa arte ha sempre accompagnato l’uomo nel suo cammino evolutivo.

La tradizione ci ricorda che ROMOLO fondò ROMA il 21 Aprile del 753 a.C. e per stabilirne i confini usò il lituo: segnò il cielo e tracciò la stessa linea sulla terra.

Pompeo (106-48 a.C.) nel “DE DIVINATIONE”, dissertando sul fatto che bisogna occuparsi degli affari per procurarsi il vitto, osserva che, se per mezzo della VIRGULA DIVINA tutto si può trovare, ci si potrebbe dedicare solo allo studio.

Questa è un po’ la storia in grandi linee sugli innumerevoli fautori di questa scienza, che tralasceremo deliberatamente, perché ne uscirebbe un lavoro troppo massiccio.

Il XVII secolo si chiude poi con il LEMON, che con il suo libro LA FISICA OCCULTA (Amsterdam 1696), ci riferisce che gli Italiani del Trentino e del Tirolo davano alla bacchetta sette nomi diversi:

  • TREPIDANTE per cercare il PIOMBO
  • BATTENTE per lo STAGNO
  • CADENTE per il FERRO
  • LUCENTE per L’ORO
  • SALIENTE per il RAME
  • OBBIA per il MERCURIO
  • CANDENTE per l’ARGENTO

Praticamente avevano trovato, usavano, una bacchetta per ogni pianeta dei sette tradizionali. L’autore riferisce che questi nomi italiani li ha trovati nel DIVINUM TESTAMENTUM di Basilio Valentino dell’anno 1490.

Poi si arriva nel 1791 con lo SPALLANZANI, che era un medico, un biologo all’Università di Pavia, che mise alla prova un rabdomante, il Pennet, con pieno successo.

Cosa aveva fatto lo Spallanzani? Nel cortile dell’Università aveva fatto sotterrare degli incudini di ferro di mille libre; la sera, la mattina dopo, fu chiamato il Pennet per vedere se riusciva ad indicare il luogo esatto dove erano stati seppelliti gli incudini. Il Pennet effettivamente li trova e lo Spallanzani, meravigliato, ne ha lasciato testimonianza.

Lo scopritore del parafulmini, FRENKLIN (1706-1790), mise alla prova un altro rabdomante, in quanto essendo uno scienziato sapeva come condurre questi esperimenti in maniera scientifica. Il rabdomante era tale Bleton.

In che modo lo mise alla prova? Conoscendo il Frenklin l’esatta ubicazione di un acquedotto, si mise d’accordo con un suo amico per chiuderlo e aprirlo alternativamente, in modo che scorresse o meno l’acqua nelle tubature. Chiamò quindi il Bleton che, non solo riuscì a individuare l’acquedotto, ma anche a stabilire quando scorreva o meno l’acqua. E concluse il Frenklin: “Non si poté fare né si fece obbiezione alcuna sugli esperimenti”.

Quindi si arriva all’inizio dell’Ottocento con ALBERTO FORTIS, i cui studi furono ripresi anche in Germania, fino ad arrivare ai giorni nostri con l’Ingegner ZAMPA (1877-1944), che è il radiestesista più importante che abbiamo in Italia in quel periodo.

L’Ingegner Zampa è anche il realizzatore di svariati quadranti fondamentali nella pratica radiestesica, peraltro brevettati, che iniziano ad avvicinare la radiestesia alla scienza oltre che all’arte in cui era relegata.

Accostamento confermato anche dalla collaborazione negli studi radiestesici con eminenti scienziati, nonché amici, quali il grande endocrinologo NICOLA PENDE, il professor GIUSEPPE CALLIGARIS e il fisico-biologo GEORGES LAKHOVSKI.