di Emiliano Sciarra

Ci si può chiedere quando si può considerare di aver raggiunto il “massimo” grado nello sviluppo della facoltà radiestesica. È facile misurare il proprio livello: per esempio si può imbastire un classico esperimento in cui, fra 4 buste possibili, occorre trovare quella che contiene un pezzo di stoffa o una foglia, usando un altro pezzo di stoffa o foglia analoga come testimone. Ripetendo l’esercizio supponiamo 10 volte, si può avere un’indicazione di quanto siano accurate le proprie indagini: si può accordare una buona fiducia, soprattutto in caso di indagini delicate o importanti, quando si indovinano almeno 8 buste su 10, cioè si raggiunge un’accuratezza dell’80% laddove la probabilità di indovinare a caso è del 25% (2 o 3 buste su 10). Naturalmente occorre ripetere questa misurazione di continuo, perché può essere influenzata da vari fattori ambientali e personali: e anche per questo è opportuno tenere un diario o comunque studiare le condizioni atmosferiche e astrologiche del momento, perché è provato che hanno un impatto sul risultato.
Ma se parliamo di sviluppo delle proprie facoltà di intuizione, paradossalmente il massimo grado si raggiunge quando… non si ha più bisogno del pendolo per rispondere. Infatti lo strumento radiestesico è solo un mezzo per comunicare con il proprio subconscio e allargare la nostra coscienza: l’obiettivo finale è “fare la radiestesia senza l’ausilio dell’oscillometro […] in virtù della sola intuizione”, come dice Tommaso Palamidessi.
Pertanto l’uso del pendolo va esercitato e perfezionato fino a farne a meno!
Come predisporsi al meglio
Un’indagine radiestesica è una ricerca, un dialogo interiore con il nostro Ego: non è un rito, non ci sono parole «magiche» o gesti particolari obbligati da seguire pena il mancato funzionamento di tutto il meccanismo.
Tuttavia, questo non significa che non ci si possa predisporre in maniera ottimale per la riuscita dell’esperimento: scegliere le migliori condizioni anzi fa spesso la differenza fra una risposta giusta e una clamorosamente sbagliata. Un’analogia pertinente potrebbe essere quella del tiro con l’arco: se si trattiene il respiro, si cerca la concentrazione assoluta, la calma mentale, la perfetta attenzione, l’immobilita corporea… è molto più probabile fare centro, ma la freccia scocca comunque.
Anche per la radiestesia l’esperienza consiglia una serie di atteggiamenti che possono predisporre l’operatore nelle condizioni migliori. Eccole, con qualche spiegazione del perché siano consigliate:
- Postura corretta: conviene stare seduti, tranquilli, assumendo una posizione né rigida e contratta né, all’opposto, eccessivamente rilassata o quasi sdraiata: la schiena dovrebbe essere circa ad angolo retto con le gambe. Appoggiare il gomito sul tavolo e tenere il pendolo fra pollice e indice, senza stringere troppo né farlo cadere. È anche possibile stare in piedi, ma per sua natura la posizione eretta è meno stabile e soggetta a continui aggiustamenti muscolari per essere mantenuta, il che potrebbe influire sulle oscillazioni del pendolo, quindi non è consigliabile a chi non ha già sviluppato una certa sensibilità radiestesica con oscillazioni chiare e non perturbabili facilmente.
- Gambe non incrociate: sembra strano ma incrociare le gambe molto spesso compromette i risultati, al punto di far roteare il pendolo in maniera inconsulta. Probabilmente questo fenomeno è legato alla circolazione energovitale.
- Piedi a terra: anche in questo caso, provare per credere, tenere un piede sollevato da terra può impedire una lettura corretta.
- Togliere gli oggetti metallici: per via delle interferenze elettromagnetiche, è consigliabile togliere ogni monile indossato (anelli, collane, bracciali, orecchini, piercing ecc.).
- Spegnere il cellulare: per lo stesso motivo tutti i dispositivi radio, elettrici ed elettronici devono essere spenti o posizionati il più lontano possibile. Spegnere il cellulare (non semplicemente silenziarlo) è anche un ovvio aiuto a non essere distratti durante la sessione.
- Momento: scegliere, in base alla propria organizzazione delle giornata, un momento della giornata tranquillo, in cui ci si può dedicare senza disturbi o distrazioni, senza pensieri aggiunti, senza scadenze, senza assilli.
- Rilassamento: bisogna essere rilassati ma attenti, non sonnolenti. La lettura radiestesica è vigile e cosciente, non necessita di uno stato di (auto)ipnosi o di trance. Rilassamento non vuol dire stanchezza, che all’opposto potrebbe essere un segno di poca energia da dedicare all’esperimento (energia che viene richiesta eccome, essendo l’attività della mente e del cervello una delle più dispendiose da questo punto di vista).
- Puntamento a Nord: conviene orientarsi in modo tale da guardare verso Nord: anche questo, per i flussi magnetici, influisce sul risultato.
- Piano sgombro: togliere da tavolo tutto ciò che non è pertinente con l’indagine: fogli di carta, penne, soprammobili, portaoggetti, calcolatrici, fili… Tutto è potenziale fonte di distrazione, che è il killer numero uno delle risposte esatte.
- Telo sul tavolo: un’altra cosa che facilita l’attenzione è un telo di colore uniforme steso sul tavolo, su cui appoggiare il quadrante e il resto degli oggetti necessari, per esempio di velluto o di stoffa (non di materiale riflettente). Attenzione però: non tutti i colori sono adatti, perché ogni colore ha un effetto automatico sulla psiche. I migliori sono il nero, il verde e il blu, o al limite il bianco.
- Attenzione e concentrazione: durante il breve periodo dell’indagine si deve porre la totale attenzione a quello che si sta facendo, e ripetere la domanda in maniera continua. L’attenzione si ottiene quando segue lo sviluppo di un’idea sola, escludendo tutte le altre, mentre si parla di vera «concentrazione» quando l’attenzione è prolungata per almeno 12 secondi: per una singola domanda-risposta radiestesica generalmente si ottiene il responso entro 30 secondi o anche meno, quindi siamo al limite fra le due. Attenzione e concentrazione si possono sviluppare e perfezionare con vari esercizi, fra cui quelli che Tommaso Palamidessi elenca in testi come Guida all’Astrazione, Concentrazione e Meditazione (9° Quaderno della collana Archeosofica).
- Isolamento: la presenza di altre persone non è ideale, anche se non partecipano direttamente all’esperimento, e perfino se stanno silenziose in disparte disinteressandosi di tutto. Le influenze sul piano mentale sono velocissime, imprevedibili e difficili da dominare, e l’esperimento è sostanzialmente proprio mentale.
- Astrazione: molti dei problemi precedenti possono essere ignorati o comunque depotenziati ricorrendo all’astrazione, cioè al distacco della mente dai propri sensi. In questo caso anche in mezzo al frastuono, o immersi in luci accecanti, o con caldo o freddo eccessivo, o con odori forti, si riesce a non influenzare la propria attenzione che invece, per istinto naturale, è portata proprio a seguire tali stimoli. L’astrazione può essere anche involontaria (per esempio quando si fa qualcosa di molto interessante è comune non essere più così coscienti di quello che ci circonda), ma in questo caso deve scattare quella volontaria perché non è scontato provare un interesse così totalizzante per un’analisi radiestesica. L’astrazione dai sensi andrebbe poi spinta ancora oltre: ci si può astrarre dai propri dolori, dalle proprie emozioni e perfino dai propri pensieri, sempre a comando. È un livello di controllo del proprio essere non banale da raggiungere, ma utilissimo in ogni circostanza. L’astrazione si sviluppa con opportuni esercizi come quelli elencati nel citato Guida all’Astrazione, Concentrazione e Meditazione.
